Specchi deformati

Prendiamo la prima Lettera di Paolo ai Corinzi, dove troviamo il Capitolo 13, che potremmo definire l’essenza di ciò che dovrebbe essere il nostro essere, la nostra esistenza, la nostra linfa vitale, la nostra clorofilla. Qui l’apostolo parla della “carità”, spesso erroneamente confusa con l’elemosina ma che, in realtà, fa riferimento al termine latino “carus” con cui venne tradotta dall’originale in greco la parola “agape”, cioè l’amore perfetto, infinito ed insondabile nelle profondità di Dio per noi:

Agàpê: rapporto d’amore che non è tra eguali; esso è da un lato amore disinteressato (indipendente dal valore della persona), e dall’altro, sentimento di riconoscenza.

Sintetizzando in breve questo capitolo (scusandoci con l’autore originale, in quanto ogni parola di questo passo è una goccia di agape che trasuda dal cuore di Dio):

nella nostra vita nulla conta se non conosciamo e viviamo l’agape con Dio ogni giorno. Non hanno senso lingue o profezie (vv. 1 e 2), non serve a nulla dare anche tutti i nostri beni ai poveri (v.3) e neanche possedere una fiducia in Dio tale da smuovere le montagne (v.20) se prima non abbiamo conosciuto e non viviamo l’amore disinteressato di Dio verso di noi. Infatti Paolo conclude il capitolo 13 ed apre il capitolo successivo con un’unica esortazione “Ricercate la carità”. Ricercate quell’amore impossibile per noi ma possibile a Dio, con cui Dio ci ama ogni giorno.

Ma non è l’agape il fulcro di questa riflessione, ma quella verità implicita, che ci ammicca tra le parole che vanno dal versetto 4 al versetto 7, che non potevano descrivere meglio l’amore incondizionato di Dio per noi, che possono sembrarci impossibili ma verso cui dobbiamo protendere il nostro sguardo:

4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.

7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

Questo è l’amore di Dio per noi. Tutto copre, tutto sopporta, sempre ama.

Sempre? Si. Anche quando smettiamo di credere che a Lui importi qualcosa di noi? Si. Anche quando volontariamente commettiamo errori contro di Lui? Si. Anche quando ci ribelliamo a Lui? Si. Anche quando offendiamo il Suo nome? Si. Anche quando non vogliamo più saperne di Lui? Si. Anche quando ci rendiamo conto di aver creduto alle menzogne su Dio, con cui satana ha bombardato la nostra mente di pensieri, e vogliamo tornare a Lui? Caspita, soprattutto qui ancora di più Si!

Perché l’amore di Dio “Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.”

Ma ancora non vi ho detto qual è la verità che dietro tutto questo ci ammicca, e con le braccia aperte ci invita di nuovo verso le braccia di Dio:

Dio ci conosce molto più di quanto noi siamo convinti di conoscere noi stessi.

Può sembrare strano, e soprattutto ci stiamo chiedendo cosa c’entri con tutto questo. Beh, c’entra innanzitutto perché è lo stesso apostolo Paolo a tirare in ballo il discorso al versetto 12:

Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.

Noi abbiamo la tendenza a commettere sempre un grave errore: a confrontarci. Da bambini le maestre ed i nostri genitori ci hanno confrontato con i migliori della classe oppure con i figli “perfetti” delle altre famiglie, alle superiori ci hanno confrontato in tabelle e risultati di esami, al lavoro ci confrontano con colleghi che magari hanno dato anima e corpo più di noi alla causa aziendale, e purtroppo anche in chiesa può esser capitato di sentirci confrontati con altre persone della comunità.

Confrontiamo tutto della nostra vita, e sulla base di questo confronto siamo convinti di conoscerci e conoscere gli altri, ed infine decidiamo da noi stessi chi siamo e quanto valiamo. Soprattutto, decidiamo cosa ci meritiamo. Decidiamo se ci meritiamo qualcosa che non abbiamo avuto, oppure decidiamo di non meritarci qualcosa che invece ci viene offerto, magari gratis, proprio come l’amore agapico di Dio.

Cosa c’entra il confronto con tutto questo? Prima parliamo dell’amore di Dio, che copre ogni cosa, sopporta ogni cosa, ed ama incondizionatamente. Poi Paolo ci dice “Attenzione che però state guardando uno specchio confuso”. Cosa importa di come vediamo noi stessi, di come ci confrontiamo, con l’amore di Dio? Del resto non ci hanno sempre insegnato di misurarci, di confrontarci con i migliori? Anche Gesù stesso, alla fine dei conti ha parlato di chi porta il 30, chi il 60 e chi il 100? No? O forse non è così che funziona?

Il problema è che, sulla base di questo confronto, noi creiamo pensieri, che diventano intenzioni del nostro cuore, che si trasformano in azioni, e purtroppo queste azioni possono diventare errori che portano a conseguenze o addirittura creano problemi nella nostra vita, nella nostra famiglia e nel nostro rapporto con Dio, nell’agape che dovremmo vivere ogni giorno con Lui.

Vedete, Paolo è chiaro in questo: noi siamo convinti di guardarci in uno specchio che ci rifletta perfettamente, ma non è così (v. 12):

Noi vediamo “come” in uno specchio

…ma…

in maniera confusa;

Siamo convinti di vedere noi stessi, di conoscerci, ma stiamo vedendo la proiezione dei nostri pensieri! E quello che vediamo influisce sulla nostra vita. Anche le anoressiche si guardano allo specchio e pensano di essere obese ma sono in realtà scheletriche, stanno la vera fame, con gravi problemi psicologici e di salute, rischiando la morte per uno stupido status simbol che il demone chiamato “moda” vuole imporre nella nostra società. Anche nel rinascimento ci si guardava in specchi rudimentali che deformavano e non si accettava il proprio aspetto vestendo capi che stringevano e soffocavano peggio delle torture medioevali, portando a gravi patologie che conducevano addirittura alla morte. Anche noi, ci guardiamo allo specchio convinti di vedere noi stessi ma non vediamo altro che un immagine: il risultato dei nostri pensieri, e sulla base di questa decidiamo la nostra esistenza. Siamo sicuri che stiamo vedendo un’immagine chiara, oppure, come scrive l’apostolo, stiamo vedendo un’immagine confusa?

E per caso non è che stiamo basando il nostro rapporto con Dio (oltre che la nostra vita) proprio su questa immagine? Per caso non stiamo valutando com’è il nostro rapporto con Dio, quanto Lui ci ama, quanto è il Suo agape per noi da come ci vediamo?

Ma soprattutto, la visione (confusa) ed il valore che abbiamo di noi stessi, siamo sicuri che sia la stesso che Dio ha di noi?

Leggendo come Dio ci conosce il dubbio viene…

v.12: …ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.

Vangelo di Matteo, capitolo 10 v.30: Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati;

Salmi 138

  • 2 tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri,

  • 3 mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie;

  • 4 la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta.

  • 13 Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

  • 14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.

  • 15 Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra.

  • 16 Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno.

  • 17 Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio;

  • e li conto sono più della sabbia, se li credo finiti, con te sono ancora.

Sai, Dio non solo ci conosce perfettamente e fino in fondo, ma addirittura ci considera un Suo prodigio come tutte le altre Sue opere. I Suoi pensieri per noi non sono solo profondi ed insondabili, ma il loro numero è come la sabbia del mare, e se anche pensassimo che Lui ha smesso di pensarci, in realtà Lui è tutt’ora a fianco a noi.

Sei ancora convito che l’immagine confusa che stai vedendo di te stesso, nello specchio della vita, sia ancora la stessa immagine che Dio vede di te? Anche nonostante i tuoi errori?

Ditemi se questo non è amore, anzi, agape!